Nella Sicilia liberata già nel 1943 era al
lavoro una commissione guidata dal pedagogista americano
Washburne, seguace di Dewey, per la revisione dei programmi
scolastici. Il governo alleato comprese l'importanza
fondamentale della riforma della scuola elementare, la più
influenzata dai germi fascisti, così nel 1944 era già al lavoro
una seconda commissione incaricata di redigere i nuovi programmi
per la scuola di quel grado. l'impostazione suggerita da
Washburne era estremamente avanzata e prevedeva aperture
pluriconfessionali, negando il principio di fondamento e
coronamento riconosciuto da Gentile alla religione cattolica.
Per questo i programmi incontrarono l'opposizione dei cattolici.
Nel proseguimento del suo lavoro la commissione fu affiancata da
un rappresentante della chiesa, che difese gli interessi
cattolici il cui ruolo fondamentale nella società italiana
dell'epoca non poteva essere trascurato. Il risultato furono dei
programmi di compromesso: ideali molto avanzati e democratici
informavano la premessa, ma il corpo del programma che
disciplinava le singole discipline era di impostazione molto
moderata. Se gli insegnanti non si accorsero delle novità e
continuarono ad lavorare come prima, diversa fu la reazione dei
vertici che fecero pressioni per una nuova riforma in senso
conservatore, che si concretizzò solo 10 anni dopo con i
programmi del ministro Ermini.
La scuola nella
Costituzione del 1948
Nella Costituzione della Repubblica italiana
viene stabilita l'istruzione pubblica, gratuita e obbligatoria
per almeno 8 anni. Viene sancita la libertà di istituire scuole
"senza oneri per lo stato" formula che avrà una interpretazione
controversa nei decenni successivi. Tuttavia restava il sistema
scolastico precedente: scuola elementare quinquennale e i tre
anni successivi divisi in "scuola media" (che permetteva di
proseguire gli studi grazie alla materia del latino) e "scuola
di avviamento professionale" (che senza l'insegnamento del
latino, escludeva da qualsiasi proseguimento degli studi)
Il progetto Gonella di
riforma

Ministro dal 1946 al 1951, Gonella promuove
una grande inchiesta che sfocia in un progetto di riforma
destinato ad arenarsi anche per i contrasti sulla questione
della scuola di completamento dell'obbligo che interessava i
contrastanti interessi dell'associazionismo dei maestri e dei
professori, entrambi largamente rappresentati negli ambienti
culturali e politici che avevano la Democrazia Cristiana come
principale referente. Il governo introduce, in via
amministrativa, la "scuola post-elementare", che avrebbe
mantenuto il sistema duale, dove un canale non permette
ulteriori sbocchi. Nella seconda metà degli anni cinquanta
matura la consapevolezza che il processo di sviluppo economico
richiede una sempre maggiore quantità di forza lavoro
qualificata.
Proposte di legge del
1959
Ambrogio Donini e Cesare Luporini - prevedono
l'istituzione di una scuola media unica con l'obbligo dall'età
di sei anni fino ai quattordici. Medici – Riconferma i canali
distinti e avanza anche la proposta di una quadri partizione.
La riforma della scuola
media del 1962
Dopo lunghe trattative tra DC e PSI, viene
approvata la legge n.1859 del 31 dicembre 1962. Essa prevede
l'abolizione della scuola di avviamento al lavoro con la
creazione di una scuola media unificata che permetta l'accesso a
tutte le scuole superiori. Nello stesso periodo vengono
introdotte in Italia le prime classi miste maschili e femminili,
che progressivamente sostituiranno le classe composte
esclusivamente da elementi del medesimo sesso. Permane comunque
un'ambiguità sulla questione "Latino", che diventa materia
facoltativa nell'ultimo (terzo) anno, ma necessaria per
l'accesso al liceo, viceversa lo studio di nessuna materia è
richiesto per l'iscrizione agli istituti tecnici e
professionali. Questa ambiguità verrà superate solo a distanza
di quindici anni, con l'abolizione del latino (propugnata sin
dal dopoguerra da Pietro Nenni).
Istituzione della scuola
materna statale
Nel 1968 viene istituita la Scuola materna
statale e nel 1969 vengono emanati gli Orientamenti per la
scuola materna.
La liberalizzazione
degli accessi all'università e le modifiche dell'esame di
maturità
Nel 1969, anche sotto la spinta di una
rilevante stagione di movimenti studenteschi, vengono approvate
norme che liberalizzano l'accesso agli studi universitari e che
modificano, l'esame di maturità strutturandolo con due prove
scritte (una fissa di italiano, ed una specifica in funzione del
tipo di istituto) ed una prova orale che verteva su due materie
scelte (una dallo studente ed una dal gruppo di professori) fra
un gruppo di quattro indicate anticipatamente dal ministero
della pubblica istruzione, gruppo di materie diverso per ogni
tipo di istituto scolastico. Il gruppo di docenti, che deve
giudicare ogni classe risulta composto da docenti esterni
all'istituto salvo uno proveniente dal gruppo di insegnati della
classe. La struttura di questo esame venne definita provvisoria
sperimentale, tuttavia rimarrà in corso immutata per più di
vent'anni.
Anni settanta
Il problema della scuola dualista viene
superato, ma persistono alti tassi di evasione scolastica;
inoltre si manifesta in maniera drammatica il fenomeno della
selezione esplicita (attraverso le "bocciature"). La gravità del
nuovo metodo di "selezione classista" adoperato dalla ancora
antica mentalità elitaria dei docenti, venne evidenziata da Don
Lorenzo Milani in Lettera ad una professoressa (Firenze,
LEF, 1967). I movimenti studenteschi degli Anni sessanta e
settanta contribuirono al cambiamento di mentalità, e alla
graduale diminuzione del fenomeno della "selezione esplicita".

Si arena, agli inizi degli anni settanta, il tentativo di
riforma della scuola secondaria superiore. Una parte della
storiografia specialistica ha però sottolineato come si sia
comunque verificato un processo di lungo periodo di "cambiamento
senza riforma" di cui sono aspetti più rilevanti il forte
sviluppo della istruzione tecnica e il superamento dello storico
divario tra istruzione maschile e istruzione femminile, almeno a
livello di scuole secondarie.
Una novità importante è rappresentata dai
"decreti delegati", approvati nel 1974, che introducono nella
vita della scuola una rappresentanza dei genitori, del personale
ATA (Amministrativo, Tecnico, Ausiliario) e degli studenti (solo
nella scuola superiore).
Il cambiamento maggiore investe la scuola
elementare. A partire dalla legge 820/71 nasce la scuola a tempo
pieno come risposta ai bisogni sociali dell'utenza ma destinato
a diventare un laboratorio di innovazione in virtù dei tempi
distesi per l'apprendimento e per lo spazio curricolare che si
apre per i nuovi saperi. La legge 517/77 introduce il principio
dell'integrazione mediante l'assegnazione di insegnanti di
sostegno alle classi che accolgono alunni portatori di handicap;
si apre la possibilità di attivare interventi individualizzati
in relazione alle esigenze dei singoli alunni, si stabiliscono
nuove norme sulla valutazione e si aboliscono gli esami di
riparazione per la scuola media. Nel 1979 vengono riformati i
programmi della scuola media, con la scomparsa del latino come
disciplina autonoma.
Anni ottanta e novanta
Non mancano dei periodi di rialzamento dei
livelli di bocciature selettive, ma il problema, in questi anni,
è soprattutto la cosiddetta "dispersione scolastica". Ovvero, il
mancato conseguimento di livelli adeguati di apprendimento,
nonostante la regolarità degli studi (assenza di bocciature).
Più volte nel corso degli anni ottanta si
abbozza l'elevamento dell'obbligo scolastico, senza mai andare a
buon fine (ad esempio si ipotizza, soprattutto, come strutturare
il biennio, se propedeutico al triennio superiore od un semplice
proseguimento della scuola media, se abbinarlo, o meno, a corsi
di formazione professionale).
Non mancano tuttavia alcune innovazioni
didattiche, come l'avvio dei Programmi Brocca indirizzati
ai Licei ed in parte agli Istituti Tecnici, ed il Progetto
'92 che riorganizza l'istruzione professionale.
Significativi invece i mutamenti della scuola
elementare con i Programmi del 1985 e la legge del 1990, che ha
come conseguenza la introduzione di una pluralità di docenti per
la stessa classe. Secondo gli oppositori essa fu talvolta
realizzata senza tenere conto delle specifiche
abilità/competenze degli insegnanti, e spesso fonte di dinamiche
perturbanti relativamente alla "prevalenza" dell'uno o
dell'altro componente.[senza fonte] I
programmi delle scuole elementari del 1985 e gli orientamenti
delle scuole materne del 1991 segnano una stagione marcata da
riforme che non derivano tanto da un impulso politico, quanto da
una sorta di autogoverno di culture professionali, di cui anche
la pedagogia accademica è in larga parte espressione.
L'eliminazione degli esami di riparazione,
attuata durante il primo governo Berlusconi ad opera del
Ministro Francesco D'Onofrio nel 1995, fu un altro cambiamento
critico, tuttora fonte di polemiche e recriminazioni.
La riforma Berlinguer

Nel 1996 le elezioni politiche vengono vinte dalla coalizione
dell'Ulivo. A capo del dicastero della Pubblica Istruzione viene
posto l'ex rettore dell'Università di Siena Luigi Berlinguer, il
quale si propone importanti obbiettivi: l'innalzamento
dell'obbligo scolastico, la riforma dell'esame di maturità,
l'autonomia scolastica ed il riordino dei cicli.
Berlinguer nel gennaio del 1997 pubblicò il
primo Documento di discussione sulla riforma dei cicli di
istruzione, che si dice fosse ispirato a un documento dal
titolo Prospettive europee per il sistema formativo italiano
fatto circolare fin dal settembre del 1996 da Attilio Monasta.
In tale documento erano delineati i principi ispiratori
dell'azione del ministro: fra questi, in primo luogo, la
necessità di superare la distinzione, tipica del sistema
formativo italiano tradizionale, fra cultura e professionalità
e, quindi, fra formazione culturale e formazione professionale.
Uno dei concetti fondamentali è quello di «nuova
professionalità», come capacità di «controllo e direzione dei
processi in cui ciascuno è inserito», un concetto frutto della
cultura sindacale degli anni settanta. Inoltre, l'articolazione
del percorso scolastico non più per ordini e gradi di
istruzione, bensì per obiettivi di apprendimento, con una
sostanziale continuità dei cicli di istruzione. Due soli
possibili modelli: o due cicli di istruzione (un ciclo di base,
fino ai 13 o 14 anni, ed un ciclo secondario fino a 18 anni) o
addirittura un ciclo unico, progressivo e comprensivo, dai 6 ai
16 o 17 anni. Ciò che avrebbe dovuto essere superato era la
distinzione del percorso scolastico in tre cicli, fortemente
separati fra loro ed altamente selettivi.
Così il 3 giugno 1997 il governo presenta la
"Legge Quadro in materia di Riordino dei Cicli dell'Istruzione",
con la quale doveva venire stravolto il sistema scolastico
italiano, poiché erano previsti due cicli scolastici. Il ciclo
primario, di sei anni di durata, diviso in tre bienni, aveva
come scopo di "concorre alla formazione dell'uomo e del
cittadino nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità
individuali, sociali e culturali. Esso favorisce la formazione
della personalità degli alunni promuovendone l'alfabetizzazione
per l'acquisizione dei linguaggi e dei saperi indispensabili,
per lo sviluppo delle capacità critiche e di un atteggiamento
positivo nei confronti dell'apprendimento, per il riconoscimento
e la condivisione dei valori fondanti la convivenza civile e
democratica", e più in particolare i primi due bienni era "lo
sviluppo delle conoscenze e delle abilità di base e della
dimensione relazionale" ed il terzo biennio "il consolidamento,
l'approfondimento e lo sviluppo delle conoscenze acquisite e la
crescita di autonome capacità di studio, di elaborazione e di
scelta coerenti con l'età degli alunni, mediante il graduale
passaggio dalle grandi aree tematiche alle discipline. Anche il
ciclo secondario durava sei anni e si articolava "nelle grandi
aree umanistica, scientifica, tecnica, tecnologica, artistica e
musicale ed ha la funzione di consolidare e riorganizzare le
capacità e le competenze acquisite nel ciclo primario, di
arricchire la formazione culturale, umana e civile degli
studenti, sostenendoli nella progressiva assunzione di
responsabilità, e di offrire loro conoscenze e capacità adeguate
all'accesso all'istruzione superiore universitaria e non
universitaria ovvero all'inserimento lavorativo", il primo anno
si caratterizzava "per la prevalenza degli insegnamenti
fondamentali [...]", il secondo ed il terzo anno "per
l'approfondimento degli insegnamenti comuni e per la progressiva
estensione dell'area degli insegnamenti disciplinari specifici
dell'indirizzo prescelto [...]", ed infine il trienni finale
riguardava gli insegnamenti specifici a ciascun indirizzo. Si
accennava inoltre, alla formazione degli adulti, alla formazione
continua ed all'istruzione tecnica superiore.
Nel frattempo Forza Italia ed Alleanza
Nazionale presentano le loro proposte di riforma della scuola.
Forza Italia propone di rimodulare la scansione, dopo la scuola
d'infanzia, in tre gradi scolastici: primo grado, dai 6 ai 10
anni, secondo, dai 10 ai 14, terzo, dai 14 ai 18; inoltre
abolizione del valore legale del titolo di studio, parità
scolastica, formazione professionale a partire dai 12 anni di
età, riforma della professione insegnante e l'elevazione
dell'obbligo scolastico a 16 anni. Il testo di Alleanza
Nazionale prevedeva la scansione Scuola Materna, Scuola di Base,
Scuola Secondaria (biennio propedeutico agli studi del
triennio), il Liceo unico, con cinque indirizzi, e l'Istituto
Tecnico con molti indirizzi, la riforma dell'esame di maturità,
l'autonomia della scuola, parità scolastica e l'istituzione
dell'Ordine Nazionale dei Docenti (simile a quello dei medici,
avvocati e notai).
Con la Legge 10 dicembre 1997, n. 425 viene
riformato l'esame di maturità. L'esame di Stato comprende tre
prove scritte e un colloquio. La prima riguarda la Lingua
Italiana, la seconda una delle materie caratterizzanti
l'indirizzo di studio e la terza, multidisciplinare, è una serie
di quiz a risposta multipla. Il colloquio si verte su argomenti
multidisciplinari. Il punteggio di valutazione, passa dai
sessantesimi ai centesimi e viene introdotto il credito
formativo. I commissari saranno membri interni alla scuola. Il
presidente della commissione è esterno. La riforma viene avviata
con l'anno scolastico 1998-99.
Riforma Moratti

Le elezioni politiche del 2001 vengono vinte
dalla coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi.
Viene nominata Ministro per la Pubblica Istruzione Letizia
Moratti, che presenta una proposta di radicale riforma del
sistema scolastico, suscitando consensi e dissensi accesi su
fronti opposti.
2006-2007
Le elezioni del 2006 vengono vinte dalla
coalizione guidata da Romano Prodi. Come Ministro
dell'Istruzione viene scelto Giuseppe Fioroni. Con il nuovo
governo viene bloccata l'attuazione dei provvedimenti
riguardanti il secondo ciclo di studi della Legge 53/2003.
Nell'estate 2006 il ministro propone una
revisione dell'esame di Stato (l'ex esame di Maturità), che va
verso un irrigidimento: non ammissione degli studenti con debiti
formativi nel triennio non saldati, ritorno delle commissioni
miste.
Nelle misure della finanziaria 2007 viene
riportato l'obbligo scolastico a 16 anni, mentre, in precedenza,
era solo un "diritto all'istruzione fino a 16 anni".
Intanto alcune associazioni legate alla
sinistra e alla CGIL-FLC raccolgono firme per la Legge di
Iniziativa popolare per una buona scuola della Repubblica,
con lo scopo di elevare l'obbligo scolastico a 16 anni, la
costituzione del "biennio unitario" della scuola secondario
superiore e il ridimensionamento del numero di indirizzi.
Il 4 agosto del 2006, per la prima volta
nella storia repubblicana, viene presentata alle istituzioni
parlamentari una Legge di iniziativa popolare che interviene in
modo organico sulla scuola, dalla materna alla media superiore,
supportata da oltre 100.000 firme di cittadini e cittadine
(Legge n° 1600 della XVª Legislatura). Nell'autunno dello
stesso anno, e sempre per la prima volta, una legge di
iniziativa popolare viene assunta per la discussione nella
commissione competente. Il dispositivo legislativo nasce "dal
basso" su iniziativa di alcuni comitati di genitori e
docenti che si erano opposti alle leggi di "riforma"
proposte dai governi precedenti, movimento che si estende a
tutto il territorio nazionale coinvolgendo trasversalmente i più
diversi strati sociali e culturali.
Il ministro Fioroni ha inoltre reintrodotto i
rimandi estivi al posto dei debiti formativi. I rimandi estivi
furono introdotti per la prima volta nel 1923 durante la riforma
Gentile e poi furono aboliti nel 1995.
Riforma Gelmini

Il 29 ottobre 2008 il Parlamento ha convertito in legge il
decreto proposto dal Ministro Gelmini che modifica il metodo di
valutazione degli studenti nella scuola primaria, introducendo
il voto con corrispondenza, e quello della scuola
secondaria di primo grado, con il voto assoluto, e
reintroduce il maestro unico nella scuola elementare, provocando
diverse manifestazioni contrarie in tutta Italia. La riforma
Gelmini[16] ha riacceso il dibattito sul maestro
prevalente nella scuola primaria. Sul piano pedagogico si è
sottolineato che da un lato potrebbe favorire l'unità interiore
degli alunni, in una società che è caratterizzata dall'eccesso
di informazioni e di stimoli, dall'altro che però potrebbe
causare una minore specializzazione disciplinare dei docenti.
Sul piano sociale è stata sottolineata la grave situazione in
cui verranno a trovarsi i docenti precari in conseguenza delle
riduzioni di personale. A questo proposito è obiettato però che
la funzione della scuola non è quella di essere un
ammortizzatore sociale, e che l'errore è stato a monte, quando
nel 1990 si scelse di introdurre il modulo per ragioni – secondo
alcuni – soprattutto sindacali.