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La paleografia (dal greco palaiós,
"antico" e gráphein, "scrivere") è una scienza che analizza
la scrittura dei tempi antichi e del Medioevo; in senso più
stretto riguarda solo lo studio della scrittura su materiali
deteriorabili come il papiro (quello usato per
scrivere dagli antichi egizi era composto da liste sottili
sovrapposte e incrociate, che venivano ricavate dalla parte
interna del fusto tagliata longitudinalmente. Il tutto
veniva, quindi, bagnato con acqua, pressato, asciugato e,
infine, martellato o raschiato con avorio o conchiglie
levigate. I fogli di papiro, di lunghezza variabile tra i 15
e i 35 cm, venivano arrotolati, probabilmente in strisce
lunghe anche 8-10 m.), le tavolette cerate, la
pergamena (materiale scrittorio ricavato da pelli di
alcuni animali – per lo più pecore, vitelli e capre - e
conosciuto sin dal XV secolo a.C.; prende nome dall'antica
città greca di Pergamo, il cui re, secondo la leggenda,
iniziò la lavorazione della cartapecora. Materiale molto
resistente, la pergamena sostituì il papiro attorno al II
secolo a.C., venne utilizzata fino al Medioevo per i testi
sacri e letterari e fu in seguito rimpiazzata dalla carta.
Il procedimento usato per produrla consiste nell'immersione
in acqua di calce della pelle depilata e scarnificata e
nella levigazione mediante pietra pomice. I tipi più
resistenti di pergamena, ricavati dalla pelle degli animali
più vecchi, vengono tuttora utilizzati nella fabbricazione
di alcuni strumenti musicali) e la carta, e viene
di solito ulteriormente ristretta allo studio della
scrittura in greco e latino e lingue derivate. Una scienza
collegata, l'epigrafia, è volta all'analisi delle iscrizioni
incise su pietra o su metallo.
LA SCRITTURA GRECA
Il più antico papiro letterario greco, un
frammento delle Persae del poeta Timoteo, è scritto in
lettere capitali simili a quelle delle iscrizioni.
Precursori dell'onciale apparvero nel I secolo d.C., e
un'elegante ampia onciale continuò a essere usata su papiro
fino al VI o VII secolo d.C. Nella storia della scrittura
greca su papiro possono essere distinti tre periodi:
tolemaico, dal 330 al 30 a.C.; romano, dal 27 a.C. al 305
d.C., caratterizzato da linee curve e fluenti; e bizantino,
dal 360 alla conquista araba dell'Egitto nel 640,
caratterizzato da uno stile alquanto decorativo.
I più antichi manoscritti su pergamena
sono i tre grandi codici onciali della Bibbia: il Codex
vaticanus, il Codex sinaiticus e il Codex alexandrinus del
IV e V secolo d.C.; questi manoscritti del Nuovo Testamento
in greco presentano essenzialmente i caratteri onciali dei
rotoli di papiro. Intorno al VII secolo si diffuse un tipo
di onciale inclinato e chiaro, con un forte contrasto fra
linee leggere e spesse, che è noto come onciale slavo poiché
nel IX secolo costituì la base per la formazione
dell'alfabeto slavo.
LA SCRITTURA LATINA
La paleografia latina comincia con la
scrittura maiuscola usata nei più antichi manoscritti latini
esistenti, tra cui quelli di opere di Virgilio risalenti al
IV e V secolo d.C., scritti in maiuscole quadrate o
rustiche. Come grafia letteraria, la scrittura onciale fu
usata dal V all'VIII secolo e impiegata soprattutto per
opere bibliche e patristiche. La grafia corsiva generalmente
usata influenzò la grafia maiuscola letteraria, cosicché uno
stile designato semionciale divenne una diffusa grafia
libraria. Questa chiara ed elegante scrittura ebbe un
importante effetto su alcune delle grafie librarie
medievali. Dopo il VII secolo, le varie grafie medievali
erano tutte minuscole, sviluppate dal corsivo con una
commistione di forme onciali e semionciali. I primi esempi
di stile corsivo sono le iscrizioni murarie e le tavolette
di cera dell'antica città di Pompei, scritte prima della
distruzione della città (79 d.C.). Le scritture minuscole
che si svilupparono dal corsivo divennero le cosiddette
grafie nazionali del Medioevo, ognuna con proprie
particolarità locali. |
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La storia del libro
Il libro è un
insieme di fogli, stampati o manoscritti, rilegati e
provvisti di copertina. Per estensione vengono definiti
libri anche gli antichi rotoli papiracei. Il termine può
inoltre fare riferimento a opere specifiche (ad esempio, il
Libro dei Morti, testo sacro degli antichi egizi), o a
singole parti di un'opera (ad esempio, i libri dell'Eneide).
Fra i precursori del libro vi sono le
tavolette d'argilla incise con uno stilo, usate da
sumeri, babilonesi e altri antichi popoli della Mesopotamia.
Si avvicinano maggiormente al nostro odierno concetto di
libro i rotoli egizi ed ellenistici ricavati dalla
lavorazione del papiro, pianta molto diffusa lungo il corso
del Nilo. Se ne ottenevano strisce che venivano affiancate
l'una all'altra formando lunghi rotoli avvolti intorno a un
bastoncino, da srotolare poco per volta per leggerne il
testo disposto in fitte colonne.
I rotoli erano di varia lunghezza;
il più lungo fra quelli pervenutici, il papiro egiziano
detto di Harris (British Museum, Londra), misura 40,5 m. A
partire dal IV secolo a.C., in età ellenistica, i rotoli più
grandi furono sovente suddivisi in altri più piccoli, di
circa 10 metri. Alessandria con la sua biblioteca, Atene e
successivamente Roma divennero grandi centri di produzione
ed esportazione libraria, e la figura del copista cominciò
ad avere una certa specificità; tuttavia, per gli alti costi
di lavorazione i libri continuarono a essere acquistati
soltanto da pochi benestanti o da centri scolastici e
religiosi, cosicché l'istruzione rimase per secoli affidata
alla ripetizione orale e alla memorizzazione.
Pur essendo un materiale relativamente
poco costoso e di agevole lavorazione, il papiro era però
friabile e particolarmente sensibile all'umidità, cosa che
provocò la perdita irrimediabile di molti testi antichi.
Maggiore resistenza offriva la pergamena (così chiamata
dalla città di Pergamo, il cui re Eumene II ne introdusse
l'uso nel II secolo a.C.), una pelle di pecora, capra o
montone conciata e trattata fino a divenire liscia e lucida.
Particolarmente usata dalle popolazioni mediorientali che
non possedevano il papiro e generalmente apprezzata per la
sua resistenza, a partire dal IV secolo d.C. la pergamena
divenne il più diffuso supporto per la scrittura.
Intanto al rotolo, ingombrante e di
scomoda consultazione, si andava via via sostituendo il
codice (dal latino codex, "libro manoscritto"):
già usato presso greci e romani per la contabilità o per gli
esercizi scolastici, consisteva originariamente di due o più
tavolette rettangolari in legno tenute insieme da anelli e
ricoperte di cera, su cui si poteva riscrivere più volte con
uno stilo dopo averne levigata la superficie. In seguito si
cominciarono a produrre codici costituiti da vari fogli di
pergamena piegati e tagliati in quattro, cuciti lungo il
bordo esterno e rilegati fra tavole di legno. Molto diffusi
in ambito liturgico, i codici consentivano una più facile
consultazione rispetto ai rotoli. Fra gli esempi più
rilevanti si ricorda il Codex rossanensis o Codex
purpureus (VI secolo, Museo diocesano di Rossano,
Cosenza), ricco di miniature bizantine.
Nell'Alto Medioevo i libri consistevano
solitamente in opere di carattere religioso e didattico e in
testi di autori classici, laboriosamente ricopiati o anche
solo riassunti dai monaci amanuensi negli scriptoria,
ambienti annessi alle biblioteche. Sul finire dell'VIII
secolo, con la rinascita culturale promossa da Carlo Magno,
alla scrittura capitale di derivazione latina si sostituì la
scrittura carolina, dalle forme più eleganti e arrotondate.
Intorno al 1100 vennero invece introdotti i caratteri
gotici, dalle linee angolose e dai caratteri molto fitti,
disposti in colonne strette che rendevano faticosa la
lettura.
Molti libri medievali erano arricchiti da
preziosi fregi in oro e colori luminosi, che
contrassegnavano le diverse sezioni del testo o ne
decoravano i bordi; potevano essere ornamenti stilizzati di
matrice celtica come quelli del Book of Kells (Trinity
College, Dublino), o di altre analoghe copie dei Vangeli
realizzate tra l'VIII e il IX secolo in Scozia e Irlanda,
oppure delicate e minuziose scene di vita quotidiana come
quelle delle Très riches heures du duc de Berry (Musée
Condé, Chantilly), libro di preghiere realizzato nei Paesi
Bassi dai fratelli Limbourg nel XV secolo. Le rilegature
potevano essere in legno, rinforzate da borchie metalliche e
chiuse con fibbie, oppure in pelle, spesso arricchite da
decorazioni in oro, argento, smalti e pietre preziose,
realizzate nel tardo Medioevo da artigiani e orafi
specializzati. I manoscritti miniati continuavano però a
essere pochi e costosi, accessibili solo a una minima parte
della popolazione che poteva permettersi di acquistarli e
che era in grado di leggerli.
In Estremo Oriente i primi libri furono
probabilmente tavolette di legno o bambù tenute
insieme da cordicelle; un altro tipo era costituito da
strisce di seta o carta, un impasto di fibre vegetali
conosciuto dai cinesi già nel II secolo d.C. Anche in
Oriente si passò gradualmente dal rotolo al libro,
accostando più strisce di carta disposte a fisarmonica e
rilegate in copertine di cartoncino o tessuto. Nella
trascrizione dei testi si riservava particolare attenzione
alla nobile arte della calligrafia.
Il libro xilografico fu inventato
in Cina nel VI secolo d.C.; il primo esemplare pervenutoci,
posteriore all'868, è un'edizione cinese di un testo
buddhista noto come Sutra del Diamante. Il Tripitaka, un
altro insieme di testi buddhisti, che comprende oltre
130.000 pagine, fu stampato nel 972. La stampa da matrici in
legno risultava molto più veloce ed efficace della
trascrizione manuale, ma bisognava tenere conto dei lunghi
tempi di incisione dei blocchi, che comunque potevano essere
utilizzati per una sola opera. Nell'XI secolo furono di
nuovo i cinesi a inventare la stampa a caratteri mobili, che
in disposizioni diverse potevano essere riutilizzati più
volte; il nuovo procedimento trovò però scarsa applicazione
a causa dell'elevato numero di caratteri della scrittura
cinese.
Probabilmente in seguito ai contatti con
l'Oriente, la xilografia fu introdotta in Europa nel tardo
Medioevo, per la riproduzione di opere di genere
prevalentemente religioso che lasciavano molto più spazio
alle illustrazioni che ai testi. Libri xilografici, o
tabellari, continuarono tuttavia a essere prodotti anche
dopo l'introduzione della stampa a caratteri mobili.
Nel XV secolo due innovazioni
tecnologiche rivoluzionarono in Europa la produzione
libraria: una fu l'uso della carta, che dalla Cina
arrivò in Europa attraverso gli arabi; l'altra fu
l'invenzione della stampa a caratteri mobili, cui gli
europei pervennero autonomamente. Dopo vari tentativi, non
documentabili con certezza, da parte di francesi, italiani e
olandesi, si deve al tedesco Johann Gutenberg la
pubblicazione del primo libro stampato col nuovo sistema, la
Bibbia di Gutenberg (1456). Da allora questo mezzo di
riproduzione libraria divenne più pratico e relativamente
meno dispendioso; contemporaneamente crebbe il livello di
istruzione, sia in conseguenza della fioritura culturale del
Rinascimento, sia per effetto della riforma protestante, la
quale fece sì che ogni credente potesse accedere a una
lettura diretta della Bibbia. Alle nuove esigenze si rispose
allora con un notevole aumento della produzione, sia in
termini di quantità numerica di copie stampate, sia per
quanto riguardava la scelta di opere disponibili.
Il Rinascimento italiano produsse
nell'editoria risultati che fissarono nell'arte tipografica
tradizioni tramandate fino a oggi, come l'uso delle
copertine in cartoncino, spesso rilegate in pelle,
l'impaginazione regolare e i nitidi caratteri romani e
corsivi, questi ultimi noti nel mondo come italici. Per le
illustrazioni si usavano incisioni. Agli stampatori italiani
del Rinascimento si deve anche l'uso, tuttora vigente, di
definire i formati "in folio", "in quarto", "in ottavo" e
così via, a seconda del numero di pagine ricavate dalla
piegatura del foglio di carta: così com'è (edizione "in
folio"), oppure piegandolo in quattro, otto ecc. Si cominciò
inoltre a titolare il libro e a farne precedere il contenuto
da prefazioni o introduzioni, cui si aggiunsero indici dei
contenuti e delle illustrazioni, note esplicative,
bibliografia. Sempre più spesso si dedicò una pagina al nome
dello stampatore, al luogo e alla data della stampa, nonché
al "privilegio", cioè il diritto di stampa concesso
dall'autorità legale.
A partire dalla rivoluzione industriale,
grazie a più efficienti sistemi di lavorazione della carta e
a nuove tecniche di elaborazione di testi e illustrazioni,
il libro ha raggiunto livelli qualitativi sempre migliori a
fronte di costi decisamente più accessibili. Nonostante i
sempre più rapidi progressi raggiunti dall'attuale
rivoluzione tecnologica, i cui effetti si risentono
soprattutto nel campo della comunicazione e diffusione del
sapere, ormai in gran parte affidate a supporti magnetici o
a strumenti informatici, la funzione del libro quale
testimone di memorie individuali o collettive, di esperienze
umane e culturali di intere civiltà rimane tuttora
insostituibile. |
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Le scuole antiche
Nelle scuole di Roma l'anno scolastico
incominciava in marzo dopo la "Quinquatrus",
festa in onore di Minerva e sacra agli
scolari; le lezioni duravano sei ore, si faceva
vacanza nei giorni festivi e nelle nundine; non
risulta se vi fossero vacanze annuali ma è certo
che d'estate si lasciava un po' i ragazzi in
riposo.
Il maestro sedeva sulla cattedra, sedia con
spalliera, o sulla sella; gli allievi su
sgabelli; né gli uni né l'altro avevano innanzi
un tavolo o un banco; gli allievi per scrivere
mettevano sulle ginocchia una tavoletta che
ognuno portava con sé insieme con gli altri
oggetti occorrenti nella scuola per scrivere.
I mezzi per scrivere non erano certo in quei
tempi così agevoli e abbondanti come sono
adesso.
Si scriveva normalmente sul papiro "papyrus"
o "charta". I Romani ne avevano perfezionato
la fabbricazione poiché erano riusciti a rendere
la superficie del papiro più levigata; e per il
fatto che la più rinomata fabbrica romana era di
un tal Fannio, il tipo di papiro più fine si
chiamò fanniano, mentre il più rozzo, d'Egitto,
si diceva anfiteatrico essendo stato lavorato ad
Alessandria presso l'anfiteatro; il tipo di
lusso aveva preso il nome di ieratico, e dopo
Augusto quello di augusteo; il più andante, da
involgere, si chiamava emporeutico, cioè «papiro
mercantile».
La pergamena era meno usata perché di
maggior costo e generalmente serbata per i libri
perché di maggior durata.
L'inchiostro, ottenuto mescolando polvere
di pece con feccia di vino o nero di seppia, era
scuro e per questo si chiamava "atramentum";
il rosso era usato solo per titoli nei
libri; il calamaio - "atramentarium" -
consisteva normalmente in due piccoli recipienti
cilindrici saldati insieme, ciascuno col suo
coperchio; il mezzo per scrivere sul papiro o
sulla pergamena consisteva in una cannuccia
appuntita - calamus - o anche in una
penna di uccello acconciamente tagliata come
ancora facevano i nostri nonni.
Sulle tavolette cerate si scrivevano
generalmente biglietti, brevi messaggi, appunti,
quietanze.
Spesso si legavano insieme più tavolette con un
cordoncino passato nei fori praticato nell'orlo,
in maniera che esse così legate prendevano
l'aspetto di un libricino, il quale si chiamava
"caudex" o "codex"; tale nome fu
poi esteso anche ai libri di pergamena
costituiti non dalla classica striscia
arrotolata ma da più fogli cuciti a quaderni,
libri che pure noi ancora chiamiamo codici
membranacei; e poiché su tali codici furono
trascritte le raccolte delle Costituzioni, il
nome passò ad indicare un complesso omogeneo di
leggi. Sulla cera si scriveva incidendo con un
lungo cannello appuntito che si chiamava "stilus"',
il quale nella estremità opposta alla punta
si appiattiva in una piccola spatola che serviva
a cancellare, pareggiando la cera, le lettere
già incise; perciò correggere si diceva "stilum
vertere". E poiché stilus finì col
significare anche l'esercizio dello scrivere, la
parola stile ha preso il significato che tuttora
mantiene. Scrivere incidendo con lo stile sulla
cera si diceva "arare" o "exarare", quasi
tracciare un solco come si fa con l'aratro.
L'inchiostro fu usato per scrivere in ogni
tempo; Plinio nella sua "Naturalis Historia"
accenna all'inchiostro usato dai Romani, e
Filone di Bisanzio (III secolo a.C.) nel suo
trattato "Veteres Mathematici" descrive
un inchiostro che si può considerare precursore
dell'attuale inchiostro ferrogallico,
dell'inchiostro cioè ricavato dalla reazione del
solfato di ferro con l'estratto della noce di
galla che è un'escrescenza sulle foglie di
quercia.
(M. Vocino - Storia del costume, Ist. Poligr.
dello Stato, Roma)
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N° |
TESTIMONIANZA |
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TRASCRIZIONE |
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| 1 |
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Cod. Laurenziano Gr.
V, 9 sec. XI
Catena sui profeti
maggiori |
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| 2 |
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Cod. Laurenziano Gr.
XI, 1 anno
1327
Menologio: 12
novembre |
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| 3 |
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Cod. Laurenziano Gr.
LXXXVII, 6
sec. XII
Aristotele, fisica
IV 4, 212 a 18 ss. e commento di Filopono |
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| 4 |
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Cod. Barberiniano Gr.
515 anno 1244
S. Basilio Magno,
Epistola II |
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| 5 |
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Cod. Vaticano Gr. 29
anno 1291-92
Omero Il. XXIII 59
ss. |
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| 6 |
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Cod. Laurenziano Gr.
LX, 3 sec. IX
Aristide, Orazione
L (inizio) |
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| 7 |
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Cod. Vaticano Gr. 1081
anno 1287-88
S. Giovanni Climaco,
Scala del Paradiso |
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| 8 |
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Cod. Borgiano Gr. IX
anno 1300
Evangelo Matteo 22,
3 ss. |
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| 9 |
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Cod. Laurenziano Gr.
VII 24 anno
1091
S. Grecorio
Nazianzeno, Oraz. XXXII
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| 10 |
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Papiro British Museum
n. 135, col. 14-15
I sec. d.C. (?)
Eroda, Mimo III, vv.
10-41 |
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| 11 |
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Cod. Laurenziano 28,
18 f. 284 IX
sec. d. C., membranaceo
Commento di Pappo
alla Collezione Matematica di Claudio Tolemeo |
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| 12 |
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Cod. Urbinate 111, f.
399v
IX-X sec. d.C.,
membranaceo
Isocrate, Epist. I
3-6 |
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| 13 |
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Cod. Laurenziano 69, 2
f. 257T
X sec., membranaceo
Tucidide IV 81-92 |
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| 14 |
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Cod. Laurenziano 81,
11 f. 101T
X sec., membranaceo
Aristotele, Etica
Nicomachea Q
14 |
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| 15 |
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Cod. Laurenziano 5, 9
f. 124T
XI sec., membranaceo
Giovanni Crisostomo,
comm. in Geremia |
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| 16 |
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Cod. Laurenziano 5, 3,
f. 287T
XI sec., membranaceo
Clemente
Alessandrino, Stromata VI, 16 |
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| 17 |
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Cod. Laurenziano 32, 6
f. 109T
XV sec. (anno 1465),
membrtanaceo
Omero Il.
XIII vv. 17-53 |
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| 18 |
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Cod. Laurenziano LXX
19 f. 34T
XV sec., cartaceo
Isocrate, Epist. II
19-24 |
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Le principali
abbreviazioni |
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