Home
Le ultimissime
Le prime classi
Ieri & oggi
I nostri eventi
La nuova scuola
La storia delle riforme
La cogestione
Ricordi
La storia
L'orario
Le Circolari
L'organico
Le Graduatorie
Le elezioni
La carta dei servizi
Ora ricevimento
Piano attività
Collegio docenti
Consiglio Istituto
Compiti & mansioni
Il P.O.F.
I bandi
Il P.O.N.
I libri di testo
Comodato d'uso
Contratt. integr.
Le programmazioni
L'Esame di Stato
Il DOC del 15 maggio
Mettiti alla prova!
Le eccellenze
I "maturi"
Obiettivi e finalità
Strumenti e spazi
Recupero e rapporti
I corsi di recupero
Il Regolamento
Il Regol. del C.d'I.
Il patto educativo
Lo Statuto
La sicurezza
La Sala d'Informatica
La biblioteca
Modulistica
Il prog. Qualità
L'Orientamento 1
L'Orientamento 2
Il curriculum vitae
Cert. Ciceronianum
L'Associazione
Il certamen
L'evento
A teatro con noi
Così eravamo...
I nostri viaggi...
I nostri poeti
Gare ed atleti
Mens sana in...
Droghe & ...
Il filo d'Arianna
Napolican
Il Gatteschi
I manoscritti
Il teatro antico
Il lavoro
Salari e prezzi
Il trucco
La Campania in...
S. Antonio Abate
Il Pio Monte della M.
Trent'anni...
La q. meridionale
Napoli
Area download
Radio & TV
Giochi & Giochi
Sport...sport...

 

 

La paleografia (dal greco palaiós, "antico" e gráphein, "scrivere") è una scienza che analizza la scrittura dei tempi antichi e del Medioevo; in senso più stretto riguarda solo lo studio della scrittura su materiali deteriorabili come il papiro (quello usato per scrivere dagli antichi egizi era composto da liste sottili sovrapposte e incrociate, che venivano ricavate dalla parte interna del fusto tagliata longitudinalmente. Il tutto veniva, quindi, bagnato con acqua, pressato, asciugato e, infine, martellato o raschiato con avorio o conchiglie levigate. I fogli di papiro, di lunghezza variabile tra i 15 e i 35 cm, venivano arrotolati, probabilmente in strisce lunghe anche 8-10 m.), le tavolette cerate, la pergamena (materiale scrittorio ricavato da pelli di alcuni animali – per lo più pecore, vitelli e capre - e conosciuto sin dal XV secolo a.C.; prende nome dall'antica città greca di Pergamo, il cui re, secondo la leggenda, iniziò la lavorazione della cartapecora. Materiale molto resistente, la pergamena sostituì il papiro attorno al II secolo a.C., venne utilizzata fino al Medioevo per i testi sacri e letterari e fu in seguito rimpiazzata dalla carta. Il procedimento usato per produrla consiste nell'immersione in acqua di calce della pelle depilata e scarnificata e nella levigazione mediante pietra pomice. I tipi più resistenti di pergamena, ricavati dalla pelle degli animali più vecchi, vengono tuttora utilizzati nella fabbricazione di alcuni strumenti musicali) e la carta, e viene di solito ulteriormente ristretta allo studio della scrittura in greco e latino e lingue derivate. Una scienza collegata, l'epigrafia, è volta all'analisi delle iscrizioni incise su pietra o su metallo.

LA SCRITTURA GRECA

Il più antico papiro letterario greco, un frammento delle Persae del poeta Timoteo, è scritto in lettere capitali simili a quelle delle iscrizioni. Precursori dell'onciale apparvero nel I secolo d.C., e un'elegante ampia onciale continuò a essere usata su papiro fino al VI o VII secolo d.C. Nella storia della scrittura greca su papiro possono essere distinti tre periodi: tolemaico, dal 330 al 30 a.C.; romano, dal 27 a.C. al 305 d.C., caratterizzato da linee curve e fluenti; e bizantino, dal 360 alla conquista araba dell'Egitto nel 640, caratterizzato da uno stile alquanto decorativo.

I più antichi manoscritti su pergamena sono i tre grandi codici onciali della Bibbia: il Codex vaticanus, il Codex sinaiticus e il Codex alexandrinus del IV e V secolo d.C.; questi manoscritti del Nuovo Testamento in greco presentano essenzialmente i caratteri onciali dei rotoli di papiro. Intorno al VII secolo si diffuse un tipo di onciale inclinato e chiaro, con un forte contrasto fra linee leggere e spesse, che è noto come onciale slavo poiché nel IX secolo costituì la base per la formazione dell'alfabeto slavo.

LA SCRITTURA LATINA

La paleografia latina comincia con la scrittura maiuscola usata nei più antichi manoscritti latini esistenti, tra cui quelli di opere di Virgilio risalenti al IV e V secolo d.C., scritti in maiuscole quadrate o rustiche. Come grafia letteraria, la scrittura onciale fu usata dal V all'VIII secolo e impiegata soprattutto per opere bibliche e patristiche. La grafia corsiva generalmente usata influenzò la grafia maiuscola letteraria, cosicché uno stile designato semionciale divenne una diffusa grafia libraria. Questa chiara ed elegante scrittura ebbe un importante effetto su alcune delle grafie librarie medievali. Dopo il VII secolo, le varie grafie medievali erano tutte minuscole, sviluppate dal corsivo con una commistione di forme onciali e semionciali. I primi esempi di stile corsivo sono le iscrizioni murarie e le tavolette di cera dell'antica città di Pompei, scritte prima della distruzione della città (79 d.C.). Le scritture minuscole che si svilupparono dal corsivo divennero le cosiddette grafie nazionali del Medioevo, ognuna con proprie particolarità locali.


La storia del libro

Il libro è un insieme di fogli, stampati o manoscritti, rilegati e provvisti di copertina. Per estensione vengono definiti libri anche gli antichi rotoli papiracei. Il termine può inoltre fare riferimento a opere specifiche (ad esempio, il Libro dei Morti, testo sacro degli antichi egizi), o a singole parti di un'opera (ad esempio, i libri dell'Eneide).

Fra i precursori del libro vi sono le tavolette d'argilla incise con uno stilo, usate da sumeri, babilonesi e altri antichi popoli della Mesopotamia. Si avvicinano maggiormente al nostro odierno concetto di libro i rotoli egizi ed ellenistici ricavati dalla lavorazione del papiro, pianta molto diffusa lungo il corso del Nilo. Se ne ottenevano strisce che venivano affiancate l'una all'altra formando lunghi rotoli avvolti intorno a un bastoncino, da srotolare poco per volta per leggerne il testo disposto in fitte colonne.

I rotoli erano di varia lunghezza; il più lungo fra quelli pervenutici, il papiro egiziano detto di Harris (British Museum, Londra), misura 40,5 m. A partire dal IV secolo a.C., in età ellenistica, i rotoli più grandi furono sovente suddivisi in altri più piccoli, di circa 10 metri. Alessandria con la sua biblioteca, Atene e successivamente Roma divennero grandi centri di produzione ed esportazione libraria, e la figura del copista cominciò ad avere una certa specificità; tuttavia, per gli alti costi di lavorazione i libri continuarono a essere acquistati soltanto da pochi benestanti o da centri scolastici e religiosi, cosicché l'istruzione rimase per secoli affidata alla ripetizione orale e alla memorizzazione.

Pur essendo un materiale relativamente poco costoso e di agevole lavorazione, il papiro era però friabile e particolarmente sensibile all'umidità, cosa che provocò la perdita irrimediabile di molti testi antichi. Maggiore resistenza offriva la pergamena (così chiamata dalla città di Pergamo, il cui re Eumene II ne introdusse l'uso nel II secolo a.C.), una pelle di pecora, capra o montone conciata e trattata fino a divenire liscia e lucida. Particolarmente usata dalle popolazioni mediorientali che non possedevano il papiro e generalmente apprezzata per la sua resistenza, a partire dal IV secolo d.C. la pergamena divenne il più diffuso supporto per la scrittura.

Intanto al rotolo, ingombrante e di scomoda consultazione, si andava via via sostituendo il codice (dal latino codex, "libro manoscritto"): già usato presso greci e romani per la contabilità o per gli esercizi scolastici, consisteva originariamente di due o più tavolette rettangolari in legno tenute insieme da anelli e ricoperte di cera, su cui si poteva riscrivere più volte con uno stilo dopo averne levigata la superficie. In seguito si cominciarono a produrre codici costituiti da vari fogli di pergamena piegati e tagliati in quattro, cuciti lungo il bordo esterno e rilegati fra tavole di legno. Molto diffusi in ambito liturgico, i codici consentivano una più facile consultazione rispetto ai rotoli. Fra gli esempi più rilevanti si ricorda il Codex rossanensis o Codex purpureus (VI secolo, Museo diocesano di Rossano, Cosenza), ricco di miniature bizantine.

Nell'Alto Medioevo i libri consistevano solitamente in opere di carattere religioso e didattico e in testi di autori classici, laboriosamente ricopiati o anche solo riassunti dai monaci amanuensi negli scriptoria, ambienti annessi alle biblioteche. Sul finire dell'VIII secolo, con la rinascita culturale promossa da Carlo Magno, alla scrittura capitale di derivazione latina si sostituì la scrittura carolina, dalle forme più eleganti e arrotondate. Intorno al 1100 vennero invece introdotti i caratteri gotici, dalle linee angolose e dai caratteri molto fitti, disposti in colonne strette che rendevano faticosa la lettura.

Molti libri medievali erano arricchiti da preziosi fregi in oro e colori luminosi, che contrassegnavano le diverse sezioni del testo o ne decoravano i bordi; potevano essere ornamenti stilizzati di matrice celtica come quelli del Book of Kells (Trinity College, Dublino), o di altre analoghe copie dei Vangeli realizzate tra l'VIII e il IX secolo in Scozia e Irlanda, oppure delicate e minuziose scene di vita quotidiana come quelle delle Très riches heures du duc de Berry (Musée Condé, Chantilly), libro di preghiere realizzato nei Paesi Bassi dai fratelli Limbourg nel XV secolo. Le rilegature potevano essere in legno, rinforzate da borchie metalliche e chiuse con fibbie, oppure in pelle, spesso arricchite da decorazioni in oro, argento, smalti e pietre preziose, realizzate nel tardo Medioevo da artigiani e orafi specializzati. I manoscritti miniati continuavano però a essere pochi e costosi, accessibili solo a una minima parte della popolazione che poteva permettersi di acquistarli e che era in grado di leggerli.

In Estremo Oriente i primi libri furono probabilmente tavolette di legno o bambù tenute insieme da cordicelle; un altro tipo era costituito da strisce di seta o carta, un impasto di fibre vegetali conosciuto dai cinesi già nel II secolo d.C. Anche in Oriente si passò gradualmente dal rotolo al libro, accostando più strisce di carta disposte a fisarmonica e rilegate in copertine di cartoncino o tessuto. Nella trascrizione dei testi si riservava particolare attenzione alla nobile arte della calligrafia.

Il libro xilografico fu inventato in Cina nel VI secolo d.C.; il primo esemplare pervenutoci, posteriore all'868, è un'edizione cinese di un testo buddhista noto come Sutra del Diamante. Il Tripitaka, un altro insieme di testi buddhisti, che comprende oltre 130.000 pagine, fu stampato nel 972. La stampa da matrici in legno risultava molto più veloce ed efficace della trascrizione manuale, ma bisognava tenere conto dei lunghi tempi di incisione dei blocchi, che comunque potevano essere utilizzati per una sola opera. Nell'XI secolo furono di nuovo i cinesi a inventare la stampa a caratteri mobili, che in disposizioni diverse potevano essere riutilizzati più volte; il nuovo procedimento trovò però scarsa applicazione a causa dell'elevato numero di caratteri della scrittura cinese.

Probabilmente in seguito ai contatti con l'Oriente, la xilografia fu introdotta in Europa nel tardo Medioevo, per la riproduzione di opere di genere prevalentemente religioso che lasciavano molto più spazio alle illustrazioni che ai testi. Libri xilografici, o tabellari, continuarono tuttavia a essere prodotti anche dopo l'introduzione della stampa a caratteri mobili.

Nel XV secolo due innovazioni tecnologiche rivoluzionarono in Europa la produzione libraria: una fu l'uso della carta, che dalla Cina arrivò in Europa attraverso gli arabi; l'altra fu l'invenzione della stampa a caratteri mobili, cui gli europei pervennero autonomamente. Dopo vari tentativi, non documentabili con certezza, da parte di francesi, italiani e olandesi, si deve al tedesco Johann Gutenberg la pubblicazione del primo libro stampato col nuovo sistema, la Bibbia di Gutenberg (1456). Da allora questo mezzo di riproduzione libraria divenne più pratico e relativamente meno dispendioso; contemporaneamente crebbe il livello di istruzione, sia in conseguenza della fioritura culturale del Rinascimento, sia per effetto della riforma protestante, la quale fece sì che ogni credente potesse accedere a una lettura diretta della Bibbia. Alle nuove esigenze si rispose allora con un notevole aumento della produzione, sia in termini di quantità numerica di copie stampate, sia per quanto riguardava la scelta di opere disponibili.

Il Rinascimento italiano produsse nell'editoria risultati che fissarono nell'arte tipografica tradizioni tramandate fino a oggi, come l'uso delle copertine in cartoncino, spesso rilegate in pelle, l'impaginazione regolare e i nitidi caratteri romani e corsivi, questi ultimi noti nel mondo come italici. Per le illustrazioni si usavano incisioni. Agli stampatori italiani del Rinascimento si deve anche l'uso, tuttora vigente, di definire i formati "in folio", "in quarto", "in ottavo" e così via, a seconda del numero di pagine ricavate dalla piegatura del foglio di carta: così com'è (edizione "in folio"), oppure piegandolo in quattro, otto ecc. Si cominciò inoltre a titolare il libro e a farne precedere il contenuto da prefazioni o introduzioni, cui si aggiunsero indici dei contenuti e delle illustrazioni, note esplicative, bibliografia. Sempre più spesso si dedicò una pagina al nome dello stampatore, al luogo e alla data della stampa, nonché al "privilegio", cioè il diritto di stampa concesso dall'autorità legale.

A partire dalla rivoluzione industriale, grazie a più efficienti sistemi di lavorazione della carta e a nuove tecniche di elaborazione di testi e illustrazioni, il libro ha raggiunto livelli qualitativi sempre migliori a fronte di costi decisamente più accessibili. Nonostante i sempre più rapidi progressi raggiunti dall'attuale rivoluzione tecnologica, i cui effetti si risentono soprattutto nel campo della comunicazione e diffusione del sapere, ormai in gran parte affidate a supporti magnetici o a strumenti informatici, la funzione del libro quale testimone di memorie individuali o collettive, di esperienze umane e culturali di intere civiltà rimane tuttora insostituibile.


Le scuole antiche

Nelle scuole di Roma l'anno scolastico incominciava in marzo dopo la "Quinquatrus", festa in onore di Minerva e sacra agli scolari; le lezioni duravano sei ore, si faceva vacanza nei giorni festivi e nelle nundine; non risulta se vi fossero vacanze annuali ma è certo che d'estate si lasciava un po' i ragazzi in riposo.

Il maestro sedeva sulla cattedra, sedia con spalliera, o sulla sella; gli allievi su sgabelli; né gli uni né l'altro avevano innanzi un tavolo o un banco; gli allievi per scrivere mettevano sulle ginocchia una tavoletta che ognuno portava con sé insieme con gli altri oggetti occorrenti nella scuola per scrivere.

I mezzi per scrivere non erano certo in quei tempi così agevoli e abbondanti come sono adesso.

Si scriveva normalmente sul papiro "papyrus" o "charta". I Romani ne avevano perfezionato la fabbricazione poiché erano riusciti a rendere la superficie del papiro più levigata; e per il fatto che la più rinomata fabbrica romana era di un tal Fannio, il tipo di papiro più fine si chiamò fanniano, mentre il più rozzo, d'Egitto, si diceva anfiteatrico essendo stato lavorato ad Alessandria presso l'anfiteatro; il tipo di lusso aveva preso il nome di ieratico, e dopo Augusto quello di augusteo; il più andante, da involgere, si chiamava emporeutico, cioè «papiro mercantile».

La pergamena era meno usata perché di maggior costo e generalmente serbata per i libri perché di maggior durata.

L'inchiostro, ottenuto mescolando polvere di pece con feccia di vino o nero di seppia, era scuro e per questo si chiamava "atramentum"; il rosso era usato solo per titoli nei libri; il calamaio - "atramentarium" - consisteva normalmente in due piccoli recipienti cilindrici saldati insieme, ciascuno col suo coperchio; il mezzo per scrivere sul papiro o sulla pergamena consisteva in una cannuccia appuntita - calamus - o anche in una penna di uccello acconciamente tagliata come ancora faceva­no i nostri nonni.

Sulle tavolette cerate si scrivevano generalmente biglietti, brevi messaggi, appunti, quietanze.

Spesso si legavano insieme più tavolette con un cordoncino passato nei fori praticato nell'orlo, in maniera che esse così legate prendevano l'aspetto di un libricino, il quale si chiamava "caudex" o "codex"; tale nome fu poi esteso anche ai libri di pergamena costituiti non dalla classica striscia arrotolata ma da più fogli cuciti a quaderni, libri che pure noi ancora chiamiamo codici membranacei; e poiché su tali codici furono trascritte le raccolte delle Costituzioni, il nome passò ad indicare un complesso omogeneo di leggi. Sulla cera si scriveva incidendo con un lungo cannello appuntito che si chiamava "stilus"', il quale nella estremità opposta alla punta si appiattiva in una piccola spatola che serviva a cancellare, pareggiando la cera, le lettere già incise; perciò correggere si diceva "stilum vertere". E poiché stilus finì col significare anche l'esercizio dello scrivere, la parola stile ha preso il significato che tuttora mantiene. Scrivere incidendo con lo stile sulla cera si diceva "arare" o "exarare", quasi tracciare un solco come si fa con l'aratro.

L'inchiostro fu usato per scrivere in ogni tempo; Plinio nella sua "Naturalis Historia" accenna all'inchiostro usato dai Romani, e Filone di Bisanzio (III secolo a.C.) nel suo trattato "Veteres Mathematici" descrive un inchiostro che si può conside­rare precursore dell'attuale inchiostro ferrogallico, dell'inchiostro cioè ricavato dalla reazione del solfato di ferro con l'estratto della noce di galla che è un'escrescenza sulle foglie di quercia.

(M. Vocino - Storia del costume, Ist. Poligr. dello Stato, Roma)


TESTIMONIANZA   TRASCRIZIONE
       
1 Cod. Laurenziano Gr. V, 9

sec. XI

Catena sui profeti maggiori

       
2 Cod. Laurenziano Gr. XI, 1

anno 1327

Menologio: 12 novembre

       
3 Cod. Laurenziano Gr. LXXXVII, 6

sec. XII

Aristotele, fisica IV 4, 212 a 18 ss. e commento di Filopono

       
4 Cod. Barberiniano Gr. 515

anno 1244

S. Basilio Magno, Epistola II

       
5 Cod. Vaticano Gr. 29

anno 1291-92

Omero Il. XXIII 59 ss.

       
6 Cod. Laurenziano Gr. LX, 3

sec. IX

Aristide, Orazione L (inizio)

       
7 Cod. Vaticano Gr. 1081

anno 1287-88

S. Giovanni Climaco, Scala del Paradiso

       
8 Cod. Borgiano Gr. IX

anno 1300

Evangelo Matteo 22, 3 ss.

       
9 Cod. Laurenziano Gr. VII 24

anno 1091

S. Grecorio Nazianzeno, Oraz. XXXII

 

       
10 Papiro British Museum n. 135, col. 14-15

I sec. d.C. (?)

Eroda, Mimo III, vv. 10-41

       
11 Cod. Laurenziano 28, 18 f. 284

IX sec. d. C., membranaceo

Commento di Pappo alla Collezione Matematica di Claudio Tolemeo

       
12 Cod. Urbinate 111, f. 399v

IX-X sec. d.C., membranaceo

Isocrate, Epist. I 3-6

       
13 Cod. Laurenziano 69, 2 f. 257T

X sec., membranaceo

Tucidide IV 81-92

       
14 Cod. Laurenziano 81, 11 f. 101T

X sec., membranaceo

Aristotele, Etica Nicomachea Q 14

       
15 Cod. Laurenziano 5, 9 f. 124T

XI sec., membranaceo

Giovanni Crisostomo, comm. in Geremia

       
16 Cod. Laurenziano 5, 3, f. 287T

XI sec., membranaceo

Clemente Alessandrino, Stromata VI, 16

       
17 Cod. Laurenziano 32, 6 f. 109T

XV sec. (anno 1465), membrtanaceo

Omero Il. XIII vv. 17-53

       
18 Cod. Laurenziano LXX 19 f. 34T

XV sec., cartaceo

Isocrate, Epist. II 19-24

       
    Le principali abbreviazioni  
     

 

Home Le ultimissime Le prime classi Ieri & oggi I nostri eventi La nuova scuola La storia delle riforme La cogestione Ricordi La storia L'orario Le Circolari L'organico Le Graduatorie Le elezioni La carta dei servizi Ora ricevimento Piano attività Collegio docenti Consiglio Istituto Compiti & mansioni Il P.O.F. I bandi Il P.O.N. I libri di testo Comodato d'uso Contratt. integr. Le programmazioni L'Esame di Stato Il DOC del 15 maggio Mettiti alla prova! Le eccellenze I "maturi" Obiettivi e finalità Strumenti e spazi Recupero e rapporti I corsi di recupero Il Regolamento Il Regol. del C.d'I. Il patto educativo Lo Statuto La sicurezza La Sala d'Informatica La biblioteca Modulistica Il prog. Qualità L'Orientamento 1 L'Orientamento 2 Il curriculum vitae Cert. Ciceronianum L'Associazione Il certamen L'evento A teatro con noi Così eravamo... I nostri viaggi... I nostri poeti Gare ed atleti Mens sana in... Droghe & ... Il filo d'Arianna Napolican Il Gatteschi I manoscritti Il teatro antico Il lavoro Salari e prezzi Il trucco La Campania in... S. Antonio Abate Il Pio Monte della M. Trent'anni... La q. meridionale Napoli Area download Radio & TV Giochi & Giochi Sport...sport...

Ultimo aggiornamento:  20-03-10